Travel Agency

Climb that mountain
contattaci home

travel gallery

photo 1
photo 2
photo 3

SENTIERI OROBICI


Km .ca 300


Dislivello in salita .ca 9000 m


TAPPE


Giorno 1 – Prova di Canto

Il primo giorno prevede il ritrovo a Sotto il Monte, un controllo delle bici da personale qualificato, che ci seguirà nei giorni della traversata con una postazione mobile, in grado di fornire assistenza in caso di guasti tecnici impossibili da riparare “on-track”.

La prima giornata ci vedrà in sella a partire dal primo pomeriggio, sui sentieri del Monte Canto, quelli che Papa Giovanni XXIII percorreva da giovane, oggi meta di molti pellegrini.

Il Canto è un'altura che precede l'inizio dei rilievi alpini veri e propri, e delimita la Valle San Martino, dove si trova Pontida e dove passa la strada che collega Bergamo a Lecco. L'altrezza massima è di circa 500 m s.l.m. ed è percorso da un dedalo di sentieri che presentano a grandi linee tutte le tipologie e i gradi di difficoltà che incontreremo nei giorni a seguire. Benchè le salite non siano di lunga durata, troveremo tratti di notevole pendenza su fondi diversi, dal cemento al single-track sul quale si lotta contro il ribaltamento, passaggi molto stretti lungo costa, altri in cui è necessario ricorrere al portage, discese di diversa difficoltà tecnica. Sarà un pomeriggio dedicato alla formazione del gruppo, una prova generale per testare uomini e mezzi, capire quale sarà il ritmo generale dell'impresa che ci attende, imparare i nostri nomi, individuare scalatori e discesisti...

Abbiamo un percorso di riferimento ma potremo variarlo a seconda delle necessità.

Abbiamo calcolato un dislivello indicativo in salita intorno agli 800 metri, e una percorrenza tre i 30 e i 45 km.

Incontreremo già qui i primi casotti di caccia, ideali per le pause e l'osservazione del territorio circostante. Godremo di qualche scorcio gradevole sul fiume Adda e potremo eventualmente decidere di scendere fino a percorrere un tratto della sponda bergamasca nei pressi del ponte di Brivio, dove si trova una piccola oasi e un punto di osservazione della fauna del fiume.

Terminati i nostri test attraverseremo la Valle San Martino per arrampicarci sul versante settentrionale, un trasferimento fino alla nostra prima destinazione, nel paese di Celana.


Giorno 2 – Saluto alla pianura

Dislivello in salita: 2000 m.

Si tratta forse della tappa più impegnativa della nostra cavalcata, una prova per vedere di che pasta siamo fatti. Tenuto conto che non stiamo facendo una gara e che non esistono tempi imposti, oggi il nostro obiettivo sarà quello di arrivare a destinazione facendo un uso oculato delle nostre energie. Chi si spremerà troppo in salita potrà trovarsi in difficoltà nei tratti più faticosi della discesa che, dalle antenne di Val Cava, conduce fino a Roncola, ci porterà a compiere le prime pedalate a cavallo della DOL.

I chilometri da percorrere non sono pochi, e anche le soste andranno misurate e sfruttate al meglio per recuperare. Le pendenze medie rendono alcune salite (ed in particolare quella che da Burligo porta a Val Cava, approssimativamente 1000 metri di dislivello per meno di 9 km) particolarmente impegnative.

La montagna oggi si presenta al gruppo con il suo carattere brusco e severo, con il suo fascino tutt'altro che gentile, facendoci capire che dovremo conquistarci ogni vetta con determinazione. In cambio, ci offrirà suggestivi panorami sia verso sud, sulla pianura Padana, fino alle colline piacentine che la delimitano molto lontano, sia verso nord, sulle alture, le valli, i boschi, le salite e le discese che ci aspettano.

Il tratto succulento della seconda giornata è sicuramente quello che parte dal passo di Valcava in direzione Roncola SB. Trattasi di una prima porzione da farsi ancora pedalando su leggeri tratti in salita e discesa fino a contornare a nord la cava della Italcementi percorsa in salita.

Si passa accanto al monte Linzone [se ci sarà tempo si potrà prevedere la salita fino alla croce con belle vedute sulla pianura e sulle creste orobiche] a sud di esso ; si passa accanto ad una suggestiva chiesetta posta su un bel pianoro e dopo un sentiero in parte esposto ma pedalabile ci si appresta a iniziare una bella discesa tra roccette con qualche passaggio piuttosto tecnico ma mai troppo pericoloso e per ultimo un bel toboga nel bosco fino ad arrivare alle prime case di Roncola alta - giunti in paese pausa pranzo.

Meglio non appesantirsi troppo ….. ne manca ancora un po’!

Rifocillati si riparte per un buon tratto con sali scendi su bitume fino a Costa VI, poco oltre bella mulattiera fino a Valsecca….sterro fino a Rota d’Imagna la “perla” della valle Imagna… ancora in salita … una prima parte su asfalto poco trafficato con ottimi scorci sulla valle, poi sterro tra faggete ombrose fino al rifugio Tironi.

Cena e meritato riposo con sguardo sulla valle Imagna in posizione panoramica .


Giorno 3 - Omaggi al REsegone


“…l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune.”

Così Giacomo Leopardi raccontava il versante occidentale, noi percorreremo le pendici di quello orientale, un po’ più dolci e meno austere, poi ci spingeremo ancora più a nord e la sua vista resterà nascosta per poi lasciarsi ammirare in tutta la sua maestosità al tramonto, quando finalmente potremo goderne in totale relax.

Dopo la colazione e la bella notte passata al primo rifugio della escursione si procede in direzione nord, percorso a sorpresa a seconda del fondoasciutto o secco] discesa tecnica o bel percorso molto vario nel bosco su sentiero con alcuni passaggi ostici e tutte e due arrivano a Morterone [il + piccolo comune…] carrabile in altre faggete cambiando la provincia da BG a LC e si arriva alla Culmine SP dove si pranza.

Dopo pranzo sarà ancora una volta la salita a dominare il nostro tracciato, prima con pendenze dolci, all’ombra di un fitto bosco, su una strada bianca chiusa al traffico poi usciremo allo scoperto, attraverseremo i piani di Artavaggio per conquistare dopo tre Chilometri di salita molto impegnativa il rifugio Cazzaniga Merlini.


Giorno 4 - Tòrta o Tórta?

Non è un a questione squisitamente linguistica ma un abbinamento tra il dolce che sconvolge le papille gustative e una valle non molto dritta. Ciò che ne esce è uno splendido connubio che prima gratifica il palato e poi gli occhi.

Questa tappa ha, nei numeri, una leggera prevalenza di discesa ma in realtà succederà che il peso di questa sarà molto superiore. Si tratta probabilmente della discesa più impegnativa di tutto l’itinerario e grandi sono stati i dubbi su quale fosse la migliore soluzione per questa tappa…. Erano tutte discese belle e impegnative caratterizzate da un paesaggio incontaminato in cui spesso l’unica presenza antropica è il sentiero.

Giunti in fondovalle sarà una strada asfaltata poco trafficata a riaccompagnarci in quota attraversando il paese di Valtorta dove avremo la possibilità di visitare il caseificio e il mulino.

Data la particolare difficoltà in discesa di questa tappa è possibile che gli accompagnatori valutino che qualcuno non sia in grado di percorrere l’itinerario proposto, in tal caso la persona, o le persone ritenute inadeguate verranno accompagnate su un tracciato alternativo più semplice. Questa scelta verrà operata per cercare di fornire il migliore servizio possibile evitando che qualcuno si trovi a fare l’intera discesa a piedi non divertendosi lui e rallentando eccessivamente l’andatura del resto del gruppo.


Giorno 5 – Lario: primo contatto.

A dispetto del titolo anche questa giornata sarà caratterizzata dalla presenza di montagne maestose e del lago non sarà possibile scorgere altro che dei suggestivi scorci, ma sempre a debita distanza. Da questa giornata i panorami si faranno nuovamente ampi ma suggellati da irte vette rocciose intervallate da vallate spaziose in cui è possibile vedere qua e la piccoli agglomerati urbani posti a sigillo delle vallate minori. E’ la Valsassina.

Il nostro itinerario odierno prevede ancora una volta tanta discesa e poca salita, anche questa volta sarà un fantastico single-trak che scende immerso nel bosco a condurci tra massi foglie e terra battuta a valle. Dopo tanta adrenalina ci sarà un tempo per pedalare e conversare sfruttando la pista ciclabile della Valsassina per poi affrontare quella che sostanzialmente è l’unica salita della giornata, breve e ombroso prima di giungere alla scuola alberghiera: per questa notte abbiamo scelto un alloggio tutto particolare, ma non vogliamo svelarvi altro per rovinare la sorpresa.


Giorno 6 – Viva i Mirtilli!

Acidi organici, zuccheri, pectine, tannini, mirtillina, antocianine, vitamina A, C e B, piccoli frutti in mezzo a piccole foglie, nascosti che però l’occhio allenato riesce a scovare. Alcune delle aree attraversate in questa sesta giornata ne sono infestate tanto che non sarà difficile poterne assaggiare durante una sosta… Ristoratrice!

Certo ci vorranno tutti gli aiuti che i piccoli frutti e la scienza di Ethic sport sapranno darci per affrontare questa penultima tappa, una delle più difficoltose in salita: 25 Km per 1750 m di dislivello sono i numeri e comprendono anche una breve discesa…. Dopo due giornate a guardare a valle ci porteremo in quota, fin quasi a 2000 m. Il tracciato non presenterà grandi difficoltà tecniche e per qui è giunto fin qui la discesa prevista sarà una passeggiata mentre sarà la salita a mettervi a dura prova, specialmente gli ultimi chilometri prima del rifugio S. Rita (è possibile che per necessità del gruppo o del rifugista cena e pernottamento siano spostati al rifugio Casera Vecchia).

 

Giorno 7 – Giò in del lac!

Si parte in quota e si pedalano ancora quasi mille metri di dislivello in salita per scendere a quota 200… In discesa aspettatevi di tutto, ogni tipo di fondo e di tracciato ci sarà; è talmente vario da non aver senso una descrizione che non sia… Tutto!

Guardando indietro alla storia che la strada della Valvarrone ha si potrebbe immaginare che oggi ci sia una statale se non addirittura un’autostrada, fortunatamente, dopo i lavori di fortificazione della linea Cadorna durante la prima guerra mondiale, la strada venne quasi abbandonata e oggi viene utilizzata solo per l’escursionismo e per raggiungere gli alpeggi o i Forni. Forni non deve far pensare alla panificazione ma all’industria siderurgica: forni fusori, tutta l’alta Valsassina ha avuto un passato in cui si è estratto minerale ferroso e per lungo tempo i principali lavori di sistemazione dei percorsi sono stati effettuati per servire al meglio le miniere. Oggi a testimonianza di questo passato resta una industria di forbici e coltelli che esporta i propri prodotti in tutto il mondo e i ruderi degli impianti di trasformazione (preindustriali) e delle antiche miniere. Una di queste è sul nostro cammino e ci sarà la possibilità di visitarla. Altro elemento di interesse della giornata sarà la visita ad una casera dove si stagiona il Bitto, tipico formaggio della zona.


hot destinations